12 ottobre (Michele) – l’importante è che siano contenti

Briefing, troppi briefing. Ne abbiamo fatto uno alle 7.30 di mattina; alcuni alle 17.30, durati molto più del necessario; altri la sera, dopo cena, per decidere gli esercizi che puntualmente, il giorno dopo, non riusciamo a spiegare ai bambini; e poi quelli con la troupe. Almeno lì, esaurite le questioni tecniche, ci facciamo qualche risata. “Qualche”. Siamo usciti dalla sala con gli addominali rovinati. Non capisco nemmeno perché li chiamiamo briefing. Effettivamente “riunioni”, come parola, non si può proprio sentire.

In generale, la sensazione è che spesso qui le parole vengano sprecate. I bambini si divertono, ci chiedono di portarli sulle spalle, ci offrono il cibo. Bambini che da quando siamo arrivati hanno indossato ogni giorno la stessa maglietta del Manchester United, falsa, bucata e puzzolente. Ci offrono il cibo. Hanno un orientamento politico decisamente anarchico quando si tratta di svolgere gli esercizi che gli proponiamo, ma alla fine lo fanno con il sorriso. Certo, un palleggio ogni tanto non farebbe male, considerando che, tecnicamente, a basket non sarebbe consentito tenersi la palla stretta tra le mani e correre per il campo. A dirla tutta, non farebbe male nemmeno qualche passaggio. Hanno una devozione religiosa verso la palla un po’ egoistica. Ma alla fine  -e di solito tutto quello che viene prima di un “ma” non conta nulla- l’importante è che loro siano contenti. Le difficoltà comunicative sembrano una tragedia. Chi se ne importa se non capiscono quello che diciamo, nessuno si aspetta che un tigrino parli in italiano, né viceversa.

Dovremmo imparare da loro, qua dentro. C’è una sorta di tensione negativa nell’aria. In televisione, soffocata da immagini colorate e canzoni di Bob Marley come colonna sonora, non si percepirà. Ma c’è, e al momento il motivo mi sfugge. Attriti tra noi di tv2000 e gli altri ragazzi. Se posso dire la mia, al nord manca la sana abitudine di farsi gli affari propri, ma pazienza. Riprese che, a quanto pare, sono al limite del disastroso. Cellulari che non rendono più come l’anno scorso. Niente panico, però, per questo c’è la soluzione: gli esperti, per rimediare, ci consigliano di soffermarci maggiormente su aspetti primari dell’esperienza, quali mosche e candele in camera.

Per il resto, pace e amore a tutti. Sembrerò acido quando scrivo, magari perché sono stanco, magari perché il personaggio acido mi viene particolarmente bene. Tutto quello che ho scritto è vero, ma non cancella la bellezza della settimana appena trascorsa. Mi sto divertendo. E contro ogni aspettativa, questi bambini mi stanno simpatici.

Ah, il briefing di cui parlavo all’inizio, quello delle 7.30 di martedì, “durato molto più del necessario”. Io non c’ero, stavo in camera a dormire.

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