20 ottobre (Michele) – A volte è un’idea bellissima

Qui non ci sono atei. Stando al censimento più recente, l’insieme di non credenti, agnostici e induisti costituisce lo 0,6% della popolazione. Non ci sono perché Allah, JHWH e Cristo rappresentano una speranza troppo bella per essere ignorata. Beati i poveri, gli affamati e gli assetati. Di giustizia, certo, non c’è nulla di beato nella denutrizione. Ma anche un pò di pane e acqua. Perché, nonostante ogni sofferenza e affanno, possono vivere nella convinzione che il loro Padre non li abbia dimenticati. È una speranza che non posso che commentare con amarezza, nella mia triste e ferma negazione dell’esistenza di un qualunque essere ultraterreno. Riconosco però che di una fede, oltre la sua reale fondatezza metafisica, bisogna cogliere i benefici su chi la professa.

Adwa, Tigrai, nord dell’Etiopia. Una donna, Suor Laura Girotto, ha scelto questo posto come sua terra, perché qua, lontano dagli stress, dal caos e dai rumori della civiltà occidentale, è più facile sentire il respiro di Dio. Ha creato la sua missione dal nulla, affrontando senza scoraggiarsi le difficoltà economiche e i lutti familiari, con l’aiuto delle sue sorelle e, a quanto pare, di suo marito. Cristo. Si sono amati, hanno litigato spesso come ogni coppia, ma si amano tutt’ora, finché morte non li riunisca. Bellissimo, davvero. Mi ha anche consigliato di arrendermi a lui, ma penso che resisterò almeno un altro pò.

Dio non mi ha mai respirato addosso. Nemmeno questi giorni. A pensarci bene, è stato il grande assente dell’esperienza. Forse era troppo impegnato a non esistere, forse ero io troppo impegnato a ignorarlo per accorgermi di lui. Sono sincero, la seconda è un’ipotesi molto diplomatica. Sottolinea l’assoluto rispetto che io ho verso la fede di Suor Laura, ricambiato, spero, da un pari rispetto verso la mia. Io credo nella forza dell’autosuggestione. Dio è l’idea più potente che l’uomo abbia mai creato. Un essere pensante non è mai agnostico. Si interroga sempre sulla sua esistenza o non esistenza. È un’idea pericolosa, a volte distruttiva, creata per scopi su cui ancora gli antropologi indagano, in periodi storici che si perdono nella notte dei tempi.

A volte però è un’idea bellissima. Nel posto dove ho trascorso queste due settimane ho colto solo un soggetto, Suor Laura, e un complemento oggetto, i bambini. Cristo, che i religiosi mi diranno essere il verbo, lo vedo più come un complemento di mezzo. Determinante, certo. Ma sempre un complemento di mezzo. Tolto lui, della missione rimarrebbe un posto pulito, in cui i bambini si divertono, vengono istruiti e cresciuti. L’educazione resterebbe, pur non fondandosi su un’etica cristiana, ma sul senso civico e sul rispetto verso il prossimo. I volontari non aiuterebbero i bambini perché Dio ha voluto Caino custode di suo fratello, né perché siamo figli dello stesso padre. Semplicemente, perché siamo esemplari della stessa specie, tutti biologicamente uguali e meritevoli dello stesso numero di risorse e opportunità. Suor Laura darebbe ogni merito a sé stessa, alle sue sorelle e a nessun altro. Si potrebbe obiettare che in un posto del genere mancherebbe qualcosa. Accoglierei l’obiezione. Ma accettatelo, a me andrebbe benissimo anche così.

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