25 ottobre (Federica) – Il sottilissimo confine tra la prigionia e la libertà

Il sottilissimo confine tra la prigionia e la libertà. Questo è quello che rimane di oggi, o almeno di questa mattina.

La visita alle carceri femminili è stata l’esperienza, nel complesso, più difficile da affrontare da quando sono qui. Non criminali, non persone pericolose, ma donne ingenue, ecco chi abita quelle carceri. E la stessa ingenuità e purezza che tante volte riconosciamo negli occhi dei bambini, è la causa subdola della condanna di donne adulte, ma indifese.  Donne che per risollevare le proprie sorti, per sconfiggere la povertà opprimente che uccide loro e i propri cari, si macchiano di crimini praticamente insignificanti: non pagare l’affitto di 240 birr (10 euro) al mese, coltivare una parte del campo del proprio vicino per non morire di fame, rendersi responsabili di furti irrisori e sempre giustificati dall’urgenza della sopravvivenza. Un’urgenza che io non riesco neanche ad immaginare.

Nonostante la esigua entità di questi micro-crimini, sono pur sempre tali e forse è giusto essere puniti per questi. Premetto che parlare di giustizia in questi contesti mi sembra senza senso, senza concretezza: di giustizia non se ne vede e non ce ne è. Ma si tratta pur sempre di donne colpevoli – e mi costa moltissimo doverle definire tali – sebbene punite con una pena neanche lontanamente proporzionale ai loro misfatti.
Per queste sciocchezze le donne passano in carcere anni e anni (secondo le storie di oggi, per due donne la pena era di 4 anni, per un’altra 20), senza dignità, senza nulla da fare per impiegare il tempo, ma soprattutto senza speranze né prospettive per una vita migliore. Uscire dalla prigione è solo il modo più rapido per tornarci. Non le aspetta nulla fuori da quelle quattro mura, anzi qualcosa peggio del nulla: l’isolamento sociale, l’assoluta impossibilità di trovare un impiego per guadagnare il minimo necessario a sopravvivere, la solitudine e il peso estremo dell’annichilimento provocato dalla permanenza in un luogo tanto infernale.
Inutile a dirlo, ogni singola donna vedendoci arrivare ci ha sorriso ed accolto come se la loro vita fosse rosa e fiori. Ma come è possibile?

Credo che questa sia stata la visita più toccante fin ora perché è stata piena di storie concrete, di esperienze di vita vissuta. L’incontro con donne che hanno scelto noi per raccontare le loro storie di disperazione e miseria. L’incontro vero e proprio con persone, finalmente.

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